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Clepio Biotech: portare l’istologia 3D dalla ricerca alla pratica clinica


Ci sono tecnologie che migliorano strumenti già esistenti. E poi ci sono tecnologie che provano a cambiare il modo stesso in cui osserviamo un problema. Clepio Biotech nasce da questa seconda ambizione: portare l’istologia oltre il limite della sezione bidimensionale e aprire una nuova fase nell’analisi dei tessuti biologici.

Oggi l’istopatologia clinica si basa ancora in larga parte su immagini 2D. È uno standard fondamentale per la diagnosi ma inevitabilmente parziale quando si tratta di leggere strutture biologiche tridimensionali complesse. Ridurre un volume biologico a una rappresentazione 2D può portare a informazioni mancanti o interpretazioni non corrette ed è proprio questa l’ambizione di Clepio, rendere possibile un’analisi 3D capace di restituire fedelmente la distribuzione spaziale delle cellule, la morfologia di un tumore, la presenza di micrometastasi o l’espressione reale di un biomarcatore.

Da qui nasce la visione della startup: sviluppare uno scanner clinico di istopatologia 3D, basato su microscopia light-sheet e integrato con strumenti di intelligenza artificiale per l’analisi avanzata dei dati. L’obiettivo non è solo vedere di più ma generare informazioni più complete, quantitative e utilizzabili per la ricerca biomedica, la digital pathology e, in prospettiva, la medicina di precisione.

Dalla ricerca alla nascita della startup

La storia di Clepio Biotech nasce all’interno di un ecosistema scientifico che coinvolge Università di Firenze, CNR, LENS e Day One. Prima ancora della costituzione della società, il progetto aveva già iniziato a distinguersi nel panorama dell’innovazione italiana.

Nel 2023 Clepio Biotech ha vinto il primo posto alla Start Cup Toscana, come progetto life sciences dell’Università degli Studi di Firenze. In quell’occasione, il progetto è stato premiato per un servizio automatizzato capace di ricostruire in 3D il tessuto biologico, con un focus particolare sul microambiente tumorale e sulle applicazioni diagnostiche e di ricerca clinica.

Quel riconoscimento ha segnato un primo passaggio importante: Clepio non era solo una tecnologia promettente dal punto di vista scientifico ma una soluzione capace di rispondere a un bisogno concreto. Analizzare campioni di tessuto nella loro interezza, senza perdere informazioni preziose, può infatti aprire nuove possibilità per ricercatori, clinici e sistemi diagnostici.

Nel 2024 il progetto diventa startup. È il momento in cui la tecnologia inizia a uscire dal perimetro della ricerca per strutturarsi come impresa deep tech, con una roadmap, un team, un posizionamento e una strategia di sviluppo.

Clepio Biotech è vincitore di StartCup Toscana 2023

Il ruolo di Day One: costruire le condizioni per crescere

In questo passaggio, il contributo di Day One è stato centrale. Day One non ha accompagnato Clepio solo dall’esterno ma è socio fondatore della startup, contribuendo alla costruzione del progetto imprenditoriale fin dalle sue fasi iniziali.

Il lavoro ha riguardato la definizione della strategia aziendale, del prodotto e delle applicazioni prioritarie; l’analisi del mercato di riferimento, dei bisogni e dei partner strategici; la definizione dei ruoli chiave e della roadmap tecnologica; l’affiancamento continuo sulle decisioni societarie e sulle strategie future.

È un tipo di contributo meno visibile rispetto alla tecnologia di laboratorio ma decisivo nel trasferimento tecnologico. Una startup deep tech non nasce solo perché esiste una buona invenzione: nasce quando quella tecnologia viene collegata a un problema reale, a un mercato possibile, a un team, a una strategia di funding e a un percorso di validazione.

Nel caso di Clepio, questo lavoro è stato determinante anche per il passaggio successivo: l’ottenimento del finanziamento EIC Transition da 2,5 milioni di euro per il progetto 3D PATH. La costituzione della startup insieme a Day One ha dato al progetto una struttura imprenditoriale più solida e credibile, contribuendo a creare le condizioni per competere in un programma europeo altamente selettivo.

Taiana Deodato, CEO di Clepio Biotech, all’evento Day One

Una tecnologia per superare i limiti dell’istologia 3D attuale

La promessa dell’istologia 3D è chiara: osservare i tessuti biologici nella loro interezza, preservando la complessità spaziale che il 2D inevitabilmente riduce. Ma portare questa tecnologia fuori dalla ricerca non è semplice.

Le tecnologie 3D attuali presentano ancora limiti importanti in termini di throughput, affidabilità e scalabilità: il bisogno di mercato richiede almeno 20 campioni al giorno, mentre molte tecnologie oggi disponibili arrivano a 1–2 campioni al giorno a risoluzione subcellulare. A questo si aggiungono la necessità di garantire qualità d’immagine lungo tutto il campione e la complessità di gestire grandi quantità di dati, nell’ordine dei terabyte al giorno.

Clepio lavora proprio su questi tre ostacoli. La piattaforma combina microscopia light-sheet, sistemi brevettati di imaging multicolore ad alta velocità, autofocus, stabilizzazione dell’allineamento e infrastrutture dedicate per la gestione e l’analisi dei dati. L’obiettivo è raggiungere fino a 25 campioni al giorno, garantendo alta risoluzione sull’intero volume e strumenti AI per la quantificazione delle immagini.

Le applicazioni: oncologia, biomarcatori e medicina di precisione

Le prime applicazioni individuate da Clepio guardano soprattutto all’oncologia. Una riguarda l’analisi dei linfonodi: l’approccio 2D può sottostimare la presenza o la dimensione di metastasi linfonodali, con possibili conseguenze sulla stadiazione e sulle decisioni chirurgiche. L’analisi 3D di campioni intatti può invece supportare una determinazione più precisa della dimensione metastatica e della stadiazione.

Un secondo ambito riguarda lo scoring dei biomarcatori. La risposta all’immunoterapia può dipendere dall’eterogeneità spaziale dell’espressione dei biomarcatori, che non sempre può essere valutata correttamente con l’istologia standard 2D. Analizzare l’intero volume del campione permette di osservare meglio la distribuzione reale del biomarcatore e di costruire scoring più precisi.

Un terzo caso riguarda la morfologia tumorale. La forma della massa tumorale e il modo in cui invade i tessuti circostanti possono fornire informazioni rilevanti per valutare aggressività, grading e possibili scelte terapeutiche. In 3D, queste informazioni possono essere analizzate con maggiore completezza rispetto a una rappresentazione bidimensionale.

È qui che Clepio prova a posizionarsi: non come semplice fornitore di imaging avanzato ma come piattaforma capace di generare nuovi dati spaziali e quantitativi per la ricerca oncologica, la digital pathology e la medicina di precisione.

La roadmap: dal prototipo alla validazione clinica

Oggi Clepio si trova in una fase cruciale del proprio sviluppo. La roadmap parte da un prototipo TRL4 con oltre 2 petabyte di dati processati e dimostrazioni scientifiche supportate da pubblicazioni di alto livello. I prossimi passaggi prevedono lo sviluppo di un prototipo industry-ready, la validazione clinica con stakeholder, l’avvio del percorso verso la certificazione CE-IVD e le prime revenue da services e dalla vendita dello strumento per uso ricerca.

La startup sta lavorando anche su attività necessarie per avvicinare la tecnologia all’adozione: design freeze, sviluppo del front-end software per la visualizzazione dei dati, studi clinici di validazione, prototipi da installare in centri oncologici di riferimento, attività di business validation e confronto con partner e stakeholder.

Questa progressione racconta bene la natura del percorso deep tech: la qualità scientifica è il punto di partenza, ma non basta. Servono validazione, usabilità, affidabilità, strategia regolatoria, dialogo con il mercato e capacità di costruire una società intorno alla tecnologia.

Per Day One, Clepio Biotech rappresenta esattamente questo: un progetto in cui ricerca, venture building e impatto clinico si incontrano. Una startup nata per trasformare una tecnologia complessa in una nuova infrastruttura per analizzare i tessuti biologici in modo più completo, più quantitativo e più vicino alla realtà.

Nota editoriale
Questo articolo fa parte della rubrica Project Story — From Science to Application, dedicata ai progetti e alle startup che Day One accompagna nel passaggio dalla ricerca all’applicazione reale e al mercato.