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Venture Building: il modello di business Day One per startup deep tech


Venture building e il deep tech: nel 2026 non è più una nicchia per addetti ai lavori. Si tratta del punto d’incontro tra ricerca, industria e scelte strategiche. Energia, salute, manifattura avanzata, sicurezza, nuovi materiali, spazio e intelligenza artificiale applicata: l’innovazione che sposta davvero gli equilibri nasce sempre più spesso da una base scientifica e ingegneristica profonda. Ed è proprio qui che Day One ha scelto di investire le proprie energie ed il proprio know-how, sin dall’inizio.

Day One è un Innovation Studio e Venture Builder specializzato nel deep tech sin dall’origine. Dal 2013 lavoriamo come ponte tra ricerca scientifica, sviluppo tecnologico, capitale e bisogni di mercato. Non si tratta di una preferenza di stile ma una scelta operativa. Investiamo in aziende in cui la tecnologia è il vantaggio competitivo e ne accompagniamo la maturazione fino alle prime validazioni e alla crescita.

Cosa intendiamo davvero per deep tech 

Il deep tech viene spesso confuso con startup tecnologiche in generale. In realtà, il discrimine è chiaro: nel deep tech la proposta di valore nasce da scoperte scientifiche o innovazioni ingegneristiche significative e porta con sé due rischi simultanei:

  1. rischio tecnico/scientifico (funziona davvero?)
  2. rischio di mercato (esiste un problema reale e consistente, pagante, scalabile?)

È la stessa distinzione che spesso si usa per chiarire perché modelli come Uber non rientrano nel deep tech: innovano il modello di business, non la base tecnologica.

Perché Day One lavora solo nel deep tech

1) Perché è qui che l’impatto è misurabile (e spesso inevitabile)

Il deep tech non nasce per migliorare ciò che già esiste: nasce per cambiare la regola del gioco. In sanità significa nuove diagnosi, dispositivi, terapie; in energia significa storage, nuovi vettori, efficienza; in industria significa robotica, produzione avanzata, materiali.

Infatti, anche a livello europeo si sta consolidando un’infrastruttura di capitali e politiche dedicata: il Programma di lavoro dell’European Innovation Council (EIC) per il 2026 apre opportunità di finanziamento per oltre 1,4 miliardi di euro su tecnologie strategiche e scale-up.

2) Perché nel deep tech serve un ponte strutturato tra ricerca e mercato

Nel trasferimento tecnologico il passaggio critico è trasformare un risultato scientifico in qualcosa che un’azienda possa adottare: scegliere l’applicazione più promettente, definire requisiti e casi d’uso, proteggere e gestire la proprietà intellettuale, costruire prove sperimentali riproducibili e, spesso, avviare validazioni con partner industriali o clinici. Day One lavora in questo spazio: affianca team di ricerca e inventori per costruire una roadmap tecnica e di mercato, ridurre il rischio (tecnico e commerciale) e impostare un percorso di funding e partnership coerente con la maturità della tecnologia.

3) Perché tempi, capitali e complessità non si adattano ai modelli da acceleratore

Nel deep tech il tempo di sviluppo è legato a prototipi, test di laboratorio, certificazioni e industrializzazione: attività che richiedono competenze specialistiche, accesso a infrastrutture e una pianificazione per milestone (non solo per settimane). Anche i costi iniziali possono essere più elevati rispetto al software, perché servono materiali, componenti, sperimentazioni, iter regolatori o piloti industriali. Di conseguenza, Day One non si limita ad accelerare: lavora sul prodotto e sul percorso di validazione, mette a terra un piano operativo e crea le condizioni per attrarre grant e capitale privato nel momento più efficace.

4) Perché è una scelta coerente con l’identità di Day One

Dal 2013 abbiamo contribuito a raccogliere oltre 150 milioni di euro, tra fondi pubblici e privati, per iniziative di trasferimento tecnologico, abbiamo supportato più di 200 idee e co-fondato 12 startup. Per noi si è sempre trattato di una traiettoria coerente: specializzazione nel deep tech, attenzione alla maturazione tecnologica e capacità di costruire imprese che possano scalare su basi solide.

Il contesto 2026: deep tech come infrastruttura competitiva europea

Nel 2025–2026 l’Europa ha reso esplicito un obiettivo: ridurre dipendenze strategiche e accelerare tecnologie critiche. Un segnale forte arriva anche dalla finanza pubblica: la BEI ha indicato un piano per €70 miliardi nel 2025–2027 per sostenere aziende tech europee (equity/quasi-equity, prestiti e garanzie), con focus su AI, infrastrutture digitali, energia, health, robotica, materiali avanzati e anche security/defence.

Questa cornice conta perché il deep tech ha bisogno di capitali pazienti, vive di partnership industriali e richiede continuità: sono percorsi lunghi, con validazioni tecniche e commerciali progressive, che premiano chi riesce a costruire evidenze e alleanze nel tempo.

Il mercato (Italia + Europa): numeri nel 2026

Italia: venture capital 2025, cosa ci dice davvero

Secondo EY (comunicato del 15 gennaio 2026), nel 2025 il venture capital italiano ha raggiunto 1.488 milioni di euro (+32% sul 2024), con 238 round e un valore medio delle operazioni salito a 6,3 milioni di euro.

Secondo l’EY Venture Capital Barometer (gennaio 2026), nel 2025 in Italia i settori leader per capitale raccolto sono stati:

Settore Capitale raccolto Round
Deep Tech €413M 47
Health & Life Science €357M 37
Software & Digital Services €266M n.d. (nel comunicato)

VC come quota del PIL (2025, confronto):

Paese VC / PIL
Italia 0,07%
Germania 0,15%
Francia 0,22%
Spagna 0,16%

Grafico 1 — Venture Capital in Italia: composizione per settore (2025). Fonte: EY Venture Capital Barometer (gennaio 2026).

 

Grafico 2 — Venture capital come quota del PIL: confronto europeo (2025). Fonte: EY Venture Capital Barometer (gennaio 2026).

Come si nota dai grafici, il deep tech è già primo settore per capitale in Italia ma il sistema nel complesso resta sottodimensionato rispetto ai peer europei.

Il modello Day One come venture builder per startup deep tech

Nel deep tech il venture building è soprattutto un lavoro di de-risking: si parte da una tecnologia a un TRL principalmente basso e si identifica l’applicazione con maggiore trazione. Si definisce poi una roadmap di sperimentazione e prototipazione con milestone misurabili (prestazioni, scalabilità, costi e requisiti regolatori) e si struttura la strategia di proprietà intellettuale. Infine, si attivano i primi partner per validazioni e piloti. In parallelo si costruiscono team e governance e si imposta una strategia di funding per milestone, usando strumenti non diluitivi (ad esempio grant) per far maturare la tecnologia e lasciando all’equity il ruolo di accelerare la crescita quando esistono evidenze di mercato.

Nel 2026 il mercato è più selettivo: capitali e partner industriali premiano progetti che mostrano un percorso credibile verso validazioni industriali e primi ricavi, non solo un prototipo promettente. Per questo la nostra selezione di progetti parte dall’allineamento tra tecnologia, mercato e capacità di esecuzione.

Conclusione: perché lavorare solo nel deep tech è una scelta strategica

In conclusione, Day One ha scelto di concentrarsi solo qui perché è dove si crea valore duraturo: tecnologie complesse, mercati esigenti e impatto alto. E perché, senza un ponte strutturato tra ricerca e mercato, anche la migliore scienza rischia di non diventare mai prodotto.

Se hai una tecnologia che merita di uscire dal laboratorio, scrivici! Il deep tech non è un’etichetta ma un percorso e Day One nasce per costruirlo insieme a voi.